Banchetti-matrimoni-In AGRITURISMO

 

Lo so sono ripetitivo-però che ci volete fare-son fatto così-

Non sono sicuro che abbiate capito bene la situazione, RICAPITOLIAMO:

Se gli Agritttt esistono da anni non saremmo certo noi a scagliarci contro a questa  categoria-

però io volevo fare una piccola ricerca–Tanto per gradire-

Mettiamo che io abbia una coppia di amici STRANIERI che si vogliono sposare nel nostro bel Paese ..e vogliono andare a festeggiare le loro NOZZE in un bel agriturismo ….Dovrebbero essere 150 persone circa quindi hanno bisogno di una Location abbastanza capiente—Certo voi mi farete riflettere ma gli agriturismi possono fare solo 60 coperti

(Precisazione: Ricordo che le norme indicano per gli agrittttt, un massimo di 60 persone al giorno (non a pasto) compresi i clienti interni.-Grazie Renato)

e allora questi che vogliono???

SIETE SICURI che girando su internet non possiamo trovare qualcosa—Io dico di si.. basta fare una piccola ricerca con google sono sicuro che possiamo aiutare questi miei Cari Amici—-

Voi segnalatemi i siti io li posterò con una piccola indicazione sul numero di Coperti—

e alla fine basterà che i miei cari amici vadano a vedersi i siti linkati nel nostro Blog una bella Raccolta del Meglio per il loro ricevimento di oltre 150invitati……

Pensate di potermi dare una Mano…..

ecco la prima segnalazione

 

 

campoedelfico2 sale da pranzo di oltre 100 persone l’una 

 masseriagalleppasala da 130 coperti e, al piano superiore, da due saleristorante” da 40 coperti ciascuna.

 torredelmarinosale luminose con una capienza massima al suo interno di 230 persone e di 200 persone all’esterno

  Poderedelsole -meeting e banchetti cerimonie di nozze-noleggi auto- bella galleria fotografica

  countryhousessono 200 i posti disponibili per meeting e convegni, 50/80 i coperti per la ristorazione,???

santarosa – cerimonie meeting bello

agriturismofraschini  -le due sale del “ristorante” capaci di accogliere fino a 100 commensali

 agriturismocaverde -SAle per banchetti sembrano abbastanza capienti che ne dite…

  agriturismoterravecchia -Un Bel PDF cerimonie2007.pdf  120 interni + 180 esterni carino no

masosperondoro – Fino a 250 invitati + 80 in saletta riservata (bello)

    Gigliotto   – banchetti fino a 250 persone.

Massari –  Il “ristorante” è dotato di una ampia sala in cui sono disponibili più di 200 comodi posti

agriturismolamaddalena  – La sala “ristorante” Fino a 400 coperti Discoteca 700 persone

roncodellerose  –   Sala con 150 coperti per banchetti, feste e cerimonie.

agriturismolamelazza –      può ospitare comodamente fino a 350 persone  + Tavernetta” ha circa 70 posti,

giardinodellegemme – La sala principale può ricevere fino a 150 persone, mentre le altre due salette possono ospitare una ventina di persone ciascuna.  (Le sale RISTORANTE)

 cadelfacco –   La sala offre una capienza massima di 140 posti e disposizione dei tavoli in varie soluzioni.

fattorialaloggia –   si può arrivare fino a 150 persone.

anticoleccio  –  La sala “ristorante “ capace di ospitare fino ad un massimo di 150 persone.

masseriamofetta  – raffinate sale “ristorante” trovano posto ben 150 ospiti. sala esterna, la quale ospita,
al centro, una invitante pista da ballo.

 borgodolciano – Nessuna idicazione sulla capienza ma recita-  I vostri ospiti meritano un grande evento. Una cornice di grandissimo prestigio, nella quale dare vita ad una serata speciale, una cena di gala, un segno di distinzione.

         

 

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 La Mancia è Ancora di Moda??COMMENTA QUESTO POST-

Ristoratori Albergatori Del Mugello/Firenze

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Banchetti-matrimoni-In AGRITURISMOultima modifica: 2008-03-30T12:00:00+02:00da aicastelli
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19 pensieri su “Banchetti-matrimoni-In AGRITURISMO

  1. Ricordo che le norme indicano per gli agrittttt, un massimo di 60 persone al giorno (non a pasto) compresi i clienti interni.

    ecco alcuni siti da visitare tratti da “http://www.agriturismoitaly.it/”:

    “http://www.giardinodellegemme.com/”.
    che, tra le altre cose recita “La sala principale può ricevere fino a 150 persone, mentre le altre due salette possono ospitare una ventina di persone ciascuna. E’ possibile pranzare o cenare nell’ ampio spazio all’ aperto. ”

    E anche : ” http://www.nonsolocrudo.com“,
    che scrive “Crudo organizza per i suoi clienti matrimoni, comunioni, banchetti e feste private, mettendo a disposizione il Dehor estivo che può accomodare fino a 100 persone, proponendo Menù personalizzati e, se richiesta, l’organizzazione di intrattenimenti musicali dal vivo e fiori per completare queste magnifiche occasioni.
    Si potrà anche organizzare il banchetto a buffet, all’esterno, nel giardino di fronte al Ristorante.
    Si effettua anche servizio di catering presso la Vostra abitazione a partire da un minimo di 50 persone oppure presso grandi strutture che possono accomodare fino a 300 persone”.

    Ciao Denis e buon lavoro da Renato
    P.S. seguiranno alter segnalazioni di agrittttt…

  2. Grazie per la collaborazione, anche se non hai un ristorante cercando su internet ho visto molti B&B che dichiarano DECINE di posti letto
    potresti segnalarmi anche quelli Sai i miei 2 amici hanno bisogno anche di camere 😉 guardati il regolamento di queste attività magari chissà non riesca a trovare qualcosa…..Ciao e grazie delle vostre segnalazioni Buon lavoro Denis…

  3. Si ma noi cosa dovremmo fare ?
    Se chi deve controllare non controlla solo le associazioni di categoria potrebbero stimolare il discorso, invece di correre dietro ai vari schieramenti politici a chiedere l’elemosina.
    Anche perchè chi lavora in prorpio è sempre meno probabile che vada a contestare , altrimenti quando torna gli affiti, i fornitori, e gli stipendi sono ancora da pagare.
    L’italia deve tornare ad essere uno stao di regole rispetatte, poche ma rispettate invece ne abbiamo troppe e non si controlla chi le rispetta e chi no.
    E chi le rispetta oltre ad essere danneggiato fa la figura dello scemo.

  4. tratto da http://www.enotime.it

    Quando gli agriturismi fanno troppo show…
    Hanno successo grazie all’illusione di naturalità ambientale, di cibi genuini e di economicità. Ma è appunto un’illusione

    Cari lettori,

    ricevo e pubblico la lettera del collega giornalista Giuseppe Cremonesi, che con arguzia e falsi pudori analizza il fenomeno degli agriturismi mettendone il luce le contraddizioni e le “furbate” di alcuni. Mi associo idealmente a Cremonesi, perchè anche le mie esperienze agrituristiche mi portano in molti casi nella medesima direzione. Lascio al lettore ogni ulteriore considerazione.

    Il Direttore
    Fabrizio Penna

    Spett. Enotime Magazine

    imi piacerebbe, magari copiando il candore e la prosa di molti colleghi che si occupano di agroalimentare, usare incipit aulici del tipo “nella splendida cornice di…” per raccontare di un settore di questo nostro universo: l’agriturismo. Che dovrebbe essere la vetrina animata dell’intera filiera, ossia la vivida dimostrazione di cosa si fa in campagna, cosa e come si produce e si alleva, come si vive e cosa si mangia. Insomma, l’attestazione che esiste un mondo diverso da quello delle aree urbane, più sano, più genuino che ci riporta – pur con gli adeguamenti del progresso – un po’alle radici di noi tutti. Vivere magari solo per un giorno o due in realtà e spazi che rendono possibile mordere un piccolo sogno di evasione dal routinario mostrandoci altri stili di vita che oggi chiameremmo “a dimensione d’uomo”. Il concetto, magari un po’ troppo enfatico-pubblicitario che appare sul sito dell’Agriturist, spiega che «Agriturismo significa ospitalità, cordialità, genuinità, voglia di stare in libertà e amicizia.
    E’ un fenomeno in continua crescita ed espansione: meta di vacanze per giovani e anziani, famiglie e sportivi o semplicemente per buongustai alla ricerca di sapori antichi e prodotti tipici».

    Che gli italiani di tutto ciò ne abbiano una gran voglia si constata dal fatto che le oltre 13.500 aziende agrituristiche censite ospitano mediamente 10 milioni di persone all’anno incassando oltre 2 miliardi come risulta da stime semi-ufficiali. Un business enorme che le normali catene dell’ospitalità se lo sognano. Una marea di soldi che aiuterebbero ad ammortizzare i deficit dell’economia agricola in perenne mano tesa verso enti e istituzioni per accaparrarsi contributi, “aiutini” e “aiutoni” a spese nostre, ovvero dell’intera comunità. Peraltro, anche il sistema agrituristico è nato proprio per questo: aiutare e tutelare la nostra agricoltura. Così, infatti, recita la prima legge nazionale pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nel dicembre 1985. In pari tempo però il legislatore fissava norme chiare e precise: «L’attività deve essere svolta soltanto connessa e complementare alla coltivazione dei campi e deve utilizzare strutture, prodotti e manodopera dell’impresa agricola». Con questi indirizzi, o meglio, con questi dettami, chi oserebbe criticarne la bontà ? Ma le cose non stanno esattamente così. Ad allargare lentamente le maglie ci hanno pensato le Regioni che in nome della valorizzazione dei propri territori decidono in legittima autonomia concessioni edilizie per, ad esempio, sistemare le stalle, diventate però sale da pranzo per 300 posti piuttosto che negozi quando non (lo dirò più avanti) saune o piscine degni di una moderna Spa; oppure deroghe fantasiose, erogazioni di contributi a fondo perduto per operazioni stravaganti (sono stati elargiti, per esempio, parecchi euro per la cura delle siepi di aziende agrituristiche e per collocare le loro insegne contrariamente ad altre attività per le quali, invece, oltre che a sistemarle in proprio pagano fior di tasse) e via enumerando. Basta dare un’occhiata alle offerte e frequentare con occhi disincantati alcuni di questi posti per rendersi conto che premesse e dettami sono drammaticamente disattesi. Non da tutti, ma da parecchi proprio sì.

    Se è relativamente compatibile che in un agriturismo, poniamo della Toscana o dell’Umbria o della Val Brembana si tengano corsi di ceramica, ovviamente a pagamento, al massimo maliziosamente ci si può domandare se l’insegnante è la moglie, la figlia o la cognata del contadino (manodopera dell’azienda agricola) o l’insegnante di belle arti del vicino liceo che arrotonda lo stipendio. Anacronisticamente alcune feste campestri organizzate per allietare gli ospiti sono animate anziché da vivaci fisarmonicisti, chitarre, ocarine e pifferi, da gruppi di suonatori di taiko ki (tamburi giapponesi), o da danzatrici del ventre, personaggi che non fanno certo parte di una classica azienda agricola di casa nostra. Così come ci si può stupire trovare in cascina ieratici maestri di yoga o esperte massaggiatrici tailandesi e nei bazar assieme all’olio extravergine, la farina macinata a pietra e al pollo ruspante, una selezione di vezzose pashmine multicolori, bottiglie di whisky irlandese assieme a quelle di Chianti o di Nero d’Avola prodotti notoriamente tipici di un agriturismo atesino.

    L’ospite va coccolato, perciò non è il caso che si lavi in una tinozza con acqua gelida, tuttavia piazzare una Jacuzzi nell’ex fienile tramutato in sala da bagno mi pare fuori luogo, così com’è sopra le righe far trovare i più tecnologici attrezzi da palestra sotto il porticato. Tuttavia le note più grottesche, per usare un eufemismo, riguardano il cibo. Mi sposto da Milano o da Genova, da Bologna, da Roma, da Napoli o da Foggia per mangiare contadino perbacco! Perché organizzare cene etniche con kebab, sushi, feijoada e burritos? Perché invece di sapide fette di lardo o di sanguinaccio mi offrono degli involtini di salmone all’aneto? Perché invece di un bel coniglio in porchetta o di canederli allo speck in Val Senales, mi propinano un sauté di vongole veraci? E a Colle Val d’Elsa invece della ribollita o la pappa col pomodoro mi servono una vellutata di miso profumata di zenzero? Poi, anzi, prima, per colazione, assieme a una bella ciotola di latte appena munto e marmellate di frutta ci porgono il latte della Centrale corretto col Nescafé e un bicchierone di succo d’arancia made in Germany (lo si evince dal brick lasciato sul tavolo), e invece di un paio di fette di pane casereccio o di biscotti fragranti di forno è disponibile una confezione cellophanata di Buondì Motta o di Girella.

    Il collega gastronomo Francesco Arrigoni del “Corriere della Sera” senza perifrasi l’ha scritto già qualche anno fa proprio su Enotime Magazine: «Agriturismo, e sai come mangi (male)». Ancora un paio di constatazioni. La prima è della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) che si interroga sul fatto di come sia possibile fornire cibi e bevande con materie prima dell’azienda agricola ad un numero considerevole di ospiti poiché la maggior parte degli agriturismi ospitano nei loro “ristoranti” matrimoni, battesimi, cresime e festeggiamenti vari per cento e passa persone almeno una volta la settimana. Da dove arriva il cibo? Quanti cuochi e camerieri e lavapiatti occorrono? Tutti stretti famigliari? La seconda considerazione è ancor più delicata: eccola papale papale dagli ormai anziani verbali dei Nas. Nel 2003 in 48 aziende agrituristiche visitate a campione ne hanno trovato una su tre non in regola. Nel Lazio hanno sequestrato 900 chili di carni ovine a rischio Bse, in Sardegna le carni erano di maialini macellati clandestinamente senza bolli sanitari. A Reggio Emilia hanno bloccato per sei mesi un’azienda – sempre agrituristica – perché il “creativo” proprietario coltivava marijuana, ma non da fumare che diamine!. Fornendo precise informazioni con adeguata pubblicazione tecnica, suggeriva l’utilizzo dei suoi semi per la preparazione di pietanze.
    Vedi che si può ancora sognare spazi liberi e visioni agresti? Un succulento polpettone alla marijuana aiuta. Fa addirittura volare!

    Giuseppe Cremonesi

  5. Ciao Eddy , La realtà è che non possiamo più pensare di aspettarci una cosa del genere dato i pessimi risultati degli ultimi 20 anni, Io sono sempre più convinto che ci voglia unione ed un’associazione di Ristoratori fatta dai ristoratori, ma ristoratori con gli attributi,gente che conosca le problematiche della nostra categoria e ci dia un peso e un’identità.A presto Denis

  6. Ciao denis,
    sono d’accordo con te che ci vorrebbe una associazione di ristoratori fatta dai ristoratori,ma sappiamo che siamo sempre molto impegnati con il nostro lavoro, e che è difficile mettere d’accordo tutti i ristoratori d’italia .
    Però secondo me se qualcuno comincia a fare qualcosa e a mettere giù dei programmi, si riescono a trovare molti “seguaci” tra i colleghi.
    Ad esempio se ognuno che segue il tuo blog,trova dei consensi e degli appoggi nella sua zona,in breve si raggruppa un bel numero di interessati,e si sa l’unione fa la forza.
    Io credo che se ci fosse stata una associazione seria i problemi come quelli degli agritt.. non ci sarebbero stati e non si sarebbe dovuto arrivare al punto di dover fare una guerra per fare tornare gli agriturismi come sono nati (aiuto alle aziende agricole e promozione dei prodotti tipici.) e non concorrenza sleale nei confronti degli ristoranti.
    Se qualcuno è interessato alla cosa ,dia una mano a spingere la causa, così proviamo tutti insieme a trovare delle soluzioni.
    ciao denis e buon lavoro a tutti.

  7. Ciao Denis,Volevo consegnarti il premio DiLibroinLibro- ho creato questo premio per far si che tutte quelle persone come te che gestiscono un blog con passione,possano avere in qualche modo una piccola soddisfazione.Potrai a tua volta darlo ad altri 2 Blog elencandovi la motivazione. La mia nei tuoi confronti è di stima e simpatia perché mi hai aiutato come hai fatto con altri segnalandoci nel tuo Blog,dandomi consigli,e link utili dove ho imparato tantissimo.Su come posizionami nei motori di ricerca,le parole chiavi da usare,mi hai fatto capire anche con forza com’è nel tuo stile dove sbagliavo. Passa nel mio blog e leggiti il regolamento e ritirati il premio.

  8. Ai sensi del regolamento regionale n. 22 della Regione Lombardia in attuazione della legge regionale 8 giugno 2007, n. 10 ( Disciplina regionale dell’agriturismo), con l’articolo 3 si spiega che il numero massimo di pasti che l’agriturismo di tipo aziendale può somministrare è di 160 pasti al giorno. E’ consentito cumulare settimanalmente il numero giornaliero dei pasti riconosciuti nel certificato di connessione, nei giorni di effettiva apertura, fermo restando il numero massimo di 160 pasti al giorno.
    Ogni agriturismo riceve periodici controlli da parte delle province o delle regioni che rilasciano i certificati di connessione indispensabili per ricevere il nulla osta da parte del Comune ad esercitare l’attività.
    Tra le attività agrituristiche sono ricomprese l’organizzazione di attività ricreative, culturali, seminariali, di valorizzazione del territorio, sportive, di ippoturismo e ippoterapia, didattiche, per la cura e la salute del corpo con prodotti fitoterapici, e tanto altro ancora.
    I signori ristoratori dovrebbero soffermarsi maggiormente sulle proprie specificità, abilità e realtà, evitando di trasformare l’agriturismo nel capro espiatorio dei loro eventuali insuccessi.
    Le aziende agrituristiche pagano le tasse, come tutti, e sono soggette ad i medesimi controlli fiscali ed igienico-sanitari dei ristoranti. L’unica variante è il rapporto prezzo/qualità: migliore.
    Forse è da qui che dovrebbe ripartire la riflessione dei signori ristoratori.

  9. carissima signora tiziana,
    ammiro e sostengo i veri agriturismi,che (come dice la legge)sono nati per sostenere e sviluppare le aziende nelle zone rurali più svantaggiate,mediante l’integrazione al reddito agricolo con quello turistico.
    Ma mi spieghi come fa un imprenditore agricolo, con i suoi coadiuvanti,dopo aver lavorato tutta la settimana per le produzioni agricole, a preparare e servire 160 persone al sabato,160 alla domenica e magari qualcheduna anche in settimana,senza sforare le 40 ore settimanali del personale. E poi quanto sarà il fatturato delle vendite agricole ,le quali devono essere prevalenti rispetto alla ristorazione?
    Non sarà mica che il personale e le derrate per tutti quei coperti sono comprate in nero? forse basta non fare le ricevute e il fatturato delle vendite agricole diventa subito prevalente?
    In quanto alle abilità dei ristoratori, penso che non spetti a qualche immprovvisato conduttore di agriturismo ad insegnare la professionalità a chi magari dopo la scuola alberghiera ha fatto 30 anni di esperienza nel campo.
    D’altronde li vedo benissimo gli agriturismi della mia zona ,vanno a comperare dagli stessi grossisti dove si servono i ristoranti veri,con la sola differenza che comprano roba più scadente oppure piatti già pronti da servire.
    Gli agriturismi non pagano le medesime tasse ,per esempio i dipendenti sono inquadrati come dipendenti agricoli perciò con più sgravi,la regione concede finanziamenti per la ristrutturazione e l’adeguamento ecc
    .Certamente e da qui che dovrebbero partire le riflessioni dei ristoratori,sopratutto perchè non sono stati in grado, anche tramite le associazioni, di farsi valere i propri diritti ad esempio pretendendo un severo controllo a tutti quei agriturismi falsi.spero che altri ristoratori possano confermare le mie parole e che si incominci a fare qualcosa. saluti a tutti e buon lavoro.

  10. Ciao anche noi vogliamo fare un commento……
    lavoriamo presso un agriturismo di 400 posti a sedere,
    con 20 camere, ed una piscina di circa 300 mquadrati
    e vi affermiamo che tutto è genuino e finora abbiamo ricevuto solo
    complimenti.
    si dice: provare per credere

  11. Ci sono agriturismi grandi, ma è raro, che hanno una licenza ad hoc. Possono fare ristorazione. Infatti in molte occasioi potete notare che il nome (ragione sociale) comprende il nome dell’agriturismo + la dicitura ristorante. Se il ristorante annesso è grande, non si gode del regime fiscale dell’agriturismo.

  12. eccovi una bella ansa di oggi

    » 2008-12-19 18:43
    AGRITURISMO TORNA IN AUGE A NATALE, ATTENTI ALLE FRODI
    ROMA – L’agriturismo torna di moda per le vacanze natalizie, ma “attenti alle fregature”. Lo sostiene l’Aduc, l’Associazione diritti utenti e consumatori, secondo cui “non sono pochi i furbi che, sotto la mentite spoglie di una struttura agrituristica, celano il semplice ristorante di campagna”.

    L’agriturismo, ricorda in una nota l’associazione, è un’attività complementare rispetto a quella propriamente agricola, vale a dire che l’agricoltore integra le entrate derivanti dalla propria attività di conduzione del fondo, che deve essere preminente, con l’offerta di vitto e/o alloggio. La ristorazione deve prevedere, dunque, la somministrazione di pasti e bevande ricavati prevalentemente dalle materie prime dell’azienda.

    Tuttavia “succede – continua l’associazione – che a volte le materie prime non sono prevalentemente ricavate dall’attività del podere, motivo per cui il consumatore non riesce a gustare i veri ‘prodotti del contadino'”.

    Per evitare frodi ecco dunque alcuni consigli dispensati dall’Aduc su come distinguere un agriturismo “vero” da uno “fasullo”:

    – chiedere sempre l’estensione dell’azienda: un agriturismo non può avere, per esempio, un solo ettaro di terra e poi fornire i propri alimenti.
    – chiedere quanti posti ci sono nel ristorante (un agriturismo non può avere 200 coperti).
    – chiedere quali materie prime produce l’azienda.
    – chiedere se nelle vicinanze esistono impianti industriali, autostrade o grandi città: l’aria pulita dovrebbe essere una condizione essenziale da esigere.
    – chiedere il prezzo: un costo equo si aggira intorno ai 40 euro a persona a notte, compresa la prima colazione.
    – chiedere un depliant dell’azienda o visitarne il sito internet: sapere dove si va evita future delusioni.

  13. Se ti interessa per i TUO AMICI ,sul lago di Garda a Salo’ c,è un Agriturismo con 9 buche di golf, pro schop ( negozio di articoli del golf palline ecc.) ristorante e 158 posti letto, il tutto lo puoi trovare su internet,
    ed in Valtenezi azienda agricola di 50.000 metri quadrati ha l’agriturismo con 180 posti letto ed un ristorante per 100 persone.

    sotto casa mia un alberghatore ha iniziato a costrure un albergho di 40 camere ora è fermo perche adiacente a questo albergho stanno nascendo 2 agriturismi, con camere

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